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June 17 Daphne e gli androidiLa brezza marina.
Il caldo. Torrido, fuori stagione, inopportuno. Come buona parte di tutto ciò che le stava accadendo. Daphne ci era cascata di nuovo. Questa volta non era a conoscenza di quello a cui stava andando incontro. Era capitato, e basta. Ancora una volta il fato aveva preso il ruolo di padrone. Assoluto. Tanto quanto indesiderato. Si trovava di fronte ad un androide. Un altro. Questa specie sembrava aver sviluppato una particolare predilezione nei suoi confronti. Androidi. Alti, perfetti. Apparentemente immutabili, eterni, incogniti. Totally self-assured. Yuppies contemporanei. Dotati, tuttavia, di una strana espansività, completamente inappropriata alla loro apparenza artificiale, metallica. O meglio, inaspettata. Si sentivano grandi, loro. Credevano nell’esteriorità. Nella fisicità. Nella materialità. Anche Daphne si sentiva tanto grande davanti a loro. ___________________________________________________________________________________________________________________________________
Lei… Era un tipo particolare, certo. Non era un Godfather a farle compagnia questa volta. Si trattava di un pregiato prosecco del quale non ricordava nemmeno il nome. Roba sofisticata, lontana dalle sue consuetudini. Il tavolo al quale era seduta in bizzarra compagnia divenne presto teatro delle sue riflessioni. Che ci faceva lì? Quale era la sua parte? Non era certo tipo da secchiello e spumante di classe, lei. Non si sarebbe mai sognata di ricevere o donare un anello di fidanzamento. Non era una romantica. Forse… A tratti. Era diversa da loro. _________________________________________________________________________________________________________________________________________
Gli androidi. Cosa volevano da lei? Così genuina… Umana… Vessata dai sentimenti e dai cattivi pensieri. Così vera. _________________________________________________________________________________________________________________________________________
L’androide di turno era inusuale. La sua medaglietta Bulgari e le sue mansioni tecniche celavano una identità alquanto incoerente. Daphne riuscì perfino ad individuare la sua matrice umana. Capì che lui la stava ascoltando. Era quasi commossa. Improvvisamente, il chiarimento: lei gli piaceva. Questi cercava di comunicarglielo. Una, due, tre volte. Si mostrava affascinato dalla sua personalità… I suoi modi di fare e di relazionarsi al prossimo tipici dei felini avevano fatto centro. Che macchina strana. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Epilogo. ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
No.
No. No. Come davanti alla scena di un film, le vennero alla mente i suoi occhi. Quegli occhi nella quale amava specchiarsi… Quegli occhi che erano diventati così lontani. Ebbe un brivido, seguito da un crampo allo stomaco. Non si trovava più tra gli altri. Era di nuovo in balia dei suoi pensieri e delle sue emozioni. Come dimenticare quello sguardo che tanto tempestivamente l’aveva segnata? Lui non era un androide d'acciaio. Era pervaso da quell’umanità che tanto lei apprezzava, L'affinità elettiva orfana di futuro Disturba i progetti rapisce la quiete Svela i conti in sospeso Accarezzati in sogno in un tempo spezzato che gira rigira Ritorna all'inizio non vuole finire. Daphne non si era mai sentita tanto vicina a Giovanni Lindo Ferretti. Perchè tutto ciò?
Ben presto nacque in lei la sensazione di essere stata "programmata" in un determinato modo.
Era forse anche lei un androide? Smettila di parlare, avvicinati un pò.
May 31 Daphne e l' Assoluto...
Daphne era seduta al tavolo di un comunissimo pub, una qualsiasi locanda, caratterizzata dai profumi tipici delle portate della sua terra... Era così vicina a casa... Eppure... così lontana dal suo spirito.
I suoi amici, quelli di sempre, illustravano la possibilità del VIAGGIO:
PARIGI.
Daphne ci voleva andare da una vita. Così irraggiungibile, come la maggior parte delle cose che veramente desiderava.
Ma quella sera... Lei aveva altro in mente.
Era perplessa.
Ancora una volta, aveva sfidato la sorte. Era andata incontro alle sue emozioni, vivendo nel presente, come se non ci fosse un domani. E nonostante la prospettiva di questo "domani" fosse in realtà ben più tangibile di quanto lei, forzatamente, si imponesse ... In fondo... Ciò non le importava più di tanto. Cocciuta, continuava a perseverare sulla sua linea di pensiero, come era solita fare. E niente altro.
Era giunta ormai a metà del suo cocktail... Il solito Godfather... Così caldo, sensuale... Inevitabilmente le aveva riportato alla mente il suo segreto... Nessuno sapeva. Nè tantomeno nessuno poteva giudicare. Questo la rassicurava, ma al tempo stesso la faceva sentire sola.
Non poteva pensare ad altro.
Ben presto si rese conto di essersi completamente alienata dai discorsi degli "altri".
Improvvisamente la discussione si spostò su un'eventualità...
Maledetta eventualità...
Stili di vita diversi portano a scelte diverse. Daphne si sentì coinvolta.
Ciò destò la sua attenzione. Era ritornata alla base, di colpo. Aveva abbandonato la sua personalissima dimensione, inaccessibile al resto del mondo.
Ma solo per poco.
Subito cominciò a fantasticare...
E se... Si fosse ritrovata a Parigi... Questa enorme e misteriosa città... Da sola?
Se ancora una volta le sue scelte l'avessero allontanata da quelle del resto del gruppo?
Se ancora una volta si fosse realmente sentita sola?
...
Riusciva già a vedere le luci, le popolatissime vie, bouquet di aromi ed odori nuovi.
La notte.
Un nuovo universo... Sconosciuto.
Una nuova realtà... Totalmente incontrollabile. Fredda, pregna di una spregiudicata irrazionalità.
Indubbiamente era spaventata. Ma, allo stesso tempo, incuriosita.
Lei e l'incognito, nuovamente.
Ce l'avrebbe fatta a sopportare tanto?
May 08 Mi hai profondamente ROTTO I CO***ONI !!!Zero Reticoli !Un libero riadattamento a cura di DAPHNE della canzone "Zeta Reticoli" dei Meganoidi
Stanca delll’ultimo invito di un progetto
Che si presenta nel nome della falsità You know falling in illusion Catturati nel sonno della nostra età Un messaggio ripete che il mio posto e’ là Mostra tutti i vantaggi e le comodità Rag-doll dimmi se ci sei anche tu In un lago di sangue detto realtà VAFFANCULO! Io prima o poi ti poserò! Conservo di nascosto sempre lo stesso smalto! Non temere zero reticoli on my mind Aspetterò il momento per darti in culo un calcio! Neri quei giorni che passano aspettando te Non più convinta che in fondo sia meglio così Allentare la presa non per merito di chi mi consola ed esorta alla rinuncia La mia pelle adotta quel sorriso che trapiantato da bocche irriverenti si, lo sai già funziona su di me ostinata a ripetere tra i denti VAFFANCULO! Io prima o poi ti poserò! Conservo di nascosto sempre lo stesso smalto! Non temere zero reticoli on my mind Aspetterò il momento per darti in culo un calcio! July 07 Questa non è una poesia.Voglio vivere. Per vivere devi mangiare, per mangiare devi comperare del cibo, per comperare del cibo devi scendere in mezzo alla gente.
Mini-market pieno di gente.
Gente...
"La Gente".
Che fa "La Gente"?
Penso che questa sera cenerò fuori.
... TaKe Me AwAy FrOm ThE StRaNgEsT PlAcEs...
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